IN REPERTORIO

IN REPERTORIO
in collaborazione con Le Belle Bandiere con il sostegno della Regione Emilia Romagna e del Comune di Russi
LA LOCANDIERA

di Carlo Goldoni
progetto di Elena Bucci e Marco Sgrosso - disegno luci Maurizio Viani – suono Raffaele Bassetti
con Elena Bucci, Marco Sgrosso, Daniela Alfonso, Maurizio Cardillo, Gaetano Colella, Nicoletta Fabbri, Roberto Marinelli 
Lo spettacolo sarà in tournèe in varie città italiane.

L’enorme fortuna di questo testo, studiato nelle scuole e messo in scena da moltissime compagnie, rischia di rendere muti. Possiamo però raccontare di quanto ci siamo divertiti a metterlo in scena, ritrovando le radici della più lucida commedia all’italiana del ‘900, spiando, attraverso un Goldoni che di certo ne è stato un avido testimone oculare, i segreti dei comici dell’Arte, dei quali sappiamo poco o nulla.
Abbiamo provato ad uscire dalla strada comoda della corretta dizione italiana per avventurarci nelle consapevoli sporcature del dialetto, che hanno immediatamente reso più concrete le battute e più vive le situazioni. Di certo, quando scriveva Goldoni, l’italiano era ancora più colorato di ora.
La scenografia è in gran parte evocata dalle luci di Maurizio Viani, che trasformano un mutevole ma semplice tavolo in una locanda, in una stireria, in una sala d’attesa del crollo di un mondo e del suo modo di vivere, in un vento forte che distrugge e ridimensiona i sogni di libertà e felicità di tutti i personaggi.
L’uso delle ombre, invece, senza osare avvicinarsi ai maestri di quest’arte, è per noi nostalgia, mistero, medianica vicinanza con un mondo lontano del quale ci restano immagini, documenti, dipinti, opere, ma che non possiamo più sentire nella sua complessità. Il suono accompagna lo scorrere delle battute e le pause dei cambi scena come fosse anch’esso scenografia, evocando ambienti opposti a quelli che vediamo, amplificando le stanze e moltiplicando gli attori. Ci suggerisce lo scricchiolio di una grande nave alla deriva, che forse è anche il nostro mondo d’Occidente. Le ombre e i suoni denunciano la nostra temporale distanza e la nostra umana vicinanza. Ancora oggi, un’energica rilettura di questo testo ci fa comprendere la sua fortuna e la perplessità del pubblico che lo vide in scena la prima volta.
 
Critica:
La Locandieraè una partita nera a tavolino tra i sessi, col fascino sfuggente del teatro delle ombre, con caustici brani d’opera ottocenteschi, con letture marionettistiche dei personaggi, ma anche con lo charme d’una commedia dell’arte in formaldeide.La regia della Bucci sa manovrare e accostare con lucidità tutte le tradizioni, e la sua Mirandolina è una figura, è un corpo che sarebbe piaciuto a Fassbinder. Misantropo più che misogino il Cavaliere di Marco Sgrosso.
La corte maschile crea un balletto meccanico. (Rodolfo Di Giammarco, Repubblica).
 
Notevole e raffinato il lavoro intellettuale compiuto su Mirandolina interpretata molto bene dalla stessa regista che ne fa una femminista del XX secolo,non lasciandole volutamente quella femminilità spontanea che Goldoni, innamorato del suo personaggio e dell’eterno femminino,le aveva dato insieme all’allegria festosa della scoperta di potersi esprimere nel la vita e nel lavoro in un’epoca in cui era impossibile pensarlo, tanto che alla finela locandiera di rientrare nelle convenzioni sociali sposandosi.(TEATRO.ORG)
 
(…) messinscena intelligente che conferma la capacità di Bucci-Sgrosso di cogliere dai testi aspetti inediti ed offrire letture mai banali. (…) Elena Bucci dà vita ad una Locandiera sulfurea che non ha nulla di lezioso, le cui atmosfere a tratti cupe, ma mai tristi, ricordono i quadri del Longhi. (SIPARIO)